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Ridefinita la nozione di "Made in Italy"

Fri Oct 02 09:25:00 CEST 2009 | Rif.: comunicato_0007

Dopo le recenti modifiche al regime del "Made in", il Governo è intervenuto nuovamente a modificare la propria normativa sulla tutela dell'indicazione di origine, al fine di evitare di incorrere in sanzioni europee per vincoli alla libera circolazione delle merci.

In particolare, l'art. 16 del decreto legge 25 settembre 2009 n. 135 (pubblicato sulla G.U. n. 223 del 25-9-2009) ha stabilito l'istituzione di una sorta di "made in Italy rafforzato" soggetto a tutele e sanzioni specifiche in caso di violazione, sancendo che sia apponibile la dicitura "made in Italy" alle produzioni interamente realizzate in Italia.

Ai sensi della norma citata, si intende realizzato interamente in Italia la merce o il prodotto per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano.

Il Governo si è riservato di definire le modalità applicative di tale norma con successivi decreti ministeriali.

Il comma 4 dell'art. 16 enuncia poi le sanzioni applicabili ai contravventori:

"Chiunque fa uso (cioè utilizza nelle comunicazioni commerciali ovvero sin dalla presentazione in dogana apponga sul prodotto o sulla confezione o sulla merce) di un'indicazione di vendita che presenta il prodotto come interamente realizzato in Italia, quale "100% made in Italy", "100% Italia", "tutto italiano", in qualunque lingua espressa, o altra che sia analogamente idonea ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione, al di fuori dei presupposti previsti nei commi 1 e 2, e' punito [...] con le pene previste dall'articolo 517 del codice penale, aumentate di un terzo."

Infine, il decreto dispone l'abrogazione dell'art. 17 della l. 99/2009, che aveva suscitato un vivace dibattito tra gli operatori economici. Tale cancellazione non significa però che sia possibile importare prodotti senza apporre alcuna indicazione di origine.

Il comma 6 dell'art. 16 dispone infatti che "costituisce fallace indicazione di origine (quindi punita ai sensi delle norme vigenti) l'uso del marchio con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull'origine, senza che gli stessi siano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti sull'origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull'effettiva origine del prodotto, ovvero senza essere accompagnati da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto. Il contravventore e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 ad euro 250.000. 49-ter.

E' sempre disposta la confisca amministrativa del prodotto o della merce di cui al comma 49-bis, salvo che le indicazioni ivi previste siano apposte, a cura e spese del titolare o del licenziatario responsabile dell'illecito, sul prodotto o sulla confezione o sui documenti di corredo per il consumatore."

Questa disposizione si applicherà decorsi quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del decreto (cioè 45 gg. dal 26 settembre).

Quella sopra delineata è la situazione ad oggi e prevedibilmente seguiranno decreti ministeriali e circolari esplicative dell'Agenzia delle Dogane. Ad esempio, bisognerà capire se la dicitura "prodotto importato da :" seguito dal nome della ditta (come specificato nella nota Ag.Dog. 09/08/2005) sarà ritenuta un'indicazione sufficiente o se sarà necessaria l'indicazione dell'esatto Paese di origine.

E' importante infine specificare che, trattandosi di un decreto legge, tali norme potrebbero essere modificate o persino abrogate in sede di recepimento.

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